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Lugli
Bottega del’arte
via Aldrovandi, 35 - Carpi (MO), Italy
tel. +39 338 9900902
adolfolugli@fastwebnet.it
Lugli
Per una bibliografia completa dell’artista si veda la monografia Adolfo Lugli” edita nel 2002 da Nuovagrafica, Carpi (Modena).
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Città Ideale. 2005 Firenzuola: come è nato il progetto
Calata con rispettoso rigore negli equilibri matematici dei depositi storici delle geometrie della Piazza del Palazzo della rocca di Firenzuola, la mia installa-azione è costituita da cinque sculture in pietra serena. Architetture luminose, miniaturizzate, progettate principalmente per ridefinire un nuovo ordine di relazioni estetico-culturali operative all’interno della società contemporanea, esse
rinnovano nel contempo il dialogo evanescente in corso tra arte e produzione tecnologica, politiche territoriali e sviluppo sociale.

Per comprendere “l’urgenza” di questo ambizioso progetto, è indispensabile un rapido sguardo al paesaggio storico-artistico e partire dalla constatazione della continuata dissoluzione del lavoro investito tradizionalmente nelle singole opere d’arte. Processo completatosi nello sviluppo lineare e funzionale della tecnologia del Novecento, nei concettuali oggetti trovati, “ready made” di M. Duchamp, parallelamente alle istanze etico-politiche delle correnti costruttiviste che spingevano il lavoro creativo e autonomo del singolo artista nella totale dissoluzione del design industriale “del mercato”.

Nell’orizzonte attuale, sono ancora evidenti le tracce del secolo scorso, dei viaggi alterni dell’arte, dentro e fuori dai sistemi sociali, fino all’approdo ai caratteri fondamentali contemporanei “dell’arte per l’arte” che fanno di essa una nuova religione inglobata dal mercato e protetta in una riserva dorata, internazionale.

Tornando nel 2005 a Firenzuola, le modalità operative della mia visionaria creazione, “Città Ideale” hanno reso indispensabile la strategica riunificazione di due tipologie di processualità umane: la prima, il lavoro industriale, attraverso uno stimolante dialogo con i soggetti protagonisti della catena di produzione all’interno delle fabbriche e nelle cave del territorio. Imprenditori, tecnici, operai cavatori, con le loro potenzialità di sviluppo economico e tecnologico indirizzate prevalentemente dal profitto e dalla politica, con le ricchezze infinite dei giacimenti di creatività depositati nei secoli dalle correnti dell’arte e solidificate nell’individualità dell’artista, da esso estraibili solo attraverso le escavazioni sensibili del libero pensiero creativo.

Questa scommessa, realizzata grazie anche alla volontà delle figure politiche locali, ha permesso di sperimentare in tempo reale l’alchimia dell’arte con la produzione: entrambe da sempre indagano materia e forma, superfici e spazi, luce elettrica e colore, disegno manuale e tecnico, economia e storia.

Questi sono gli estremi confini varcati dalle mie sculture in pietra, dalle evidenti nature ibride che ci obbligano leggendole, ad addentrarci in nuovi e inaspettati territori ricchi di complesse relazioni. Così sono nate le opere della mia “Città Ideale” strutture dalle inedite relazioni estetiche forgiate in una materia conformatasi nel blu etereo delle correnti marine di torbida, sedimentatesi sui fondali in milioni di anni, poi spinte in superfice dalle pressioni terrestri, divenendo montagne.

Elaborate dal pensiero, e da giganteschi trapani e seghe che hanno aperto la strada agli esplosivi, deflagranti artefici delle astratte forme naturali da me “trovate e prescelte” per divenire elaborate pagine stratigrafiche di pietra sulle quali iscrivere con lame e torni elettronici computerizzati della fabbriche, le tracce dei depositi culturali con cui abbiamo costruito le strutture della società umana nella storia.

Monoliti, steli e dolmen, piramidi, cubi e sfere, insieme alla spirale cosmica di una conchiglia, trovate o costruite, accompagnano il viaggio della nostra esistenza sulla terra da sempre, simboli antichissimi, tramandati nel presente e liberamente ripensati nelle
metaforiche architetture di una città immaginaria illuminata dal blu dei tubi al neon, dall’interno delle profondità dei segni matematici astratti scavati nella materia.

“Città Ideale” fondata con solo cinque pietre, sicuramente appena la posa delle prime fondamenta ma che intendono proiettare le strategie dell’arte ora principalmente destinate al suo mercato e alla museificazione anticipata, nel pieno delle operazioni costruttive del cantiere in corso ad alta velocità della globalizzazione, con la dichiarata intenzione di fare parte delle maestranze operative che cercheranno di dare senso al mutare degli eventi.
Adolfo Lugli

Adolfo Lugli è nato a S. Prospero (Modena) nel 1954.
Dopo l’Istituto d’Arte “A. Venturi” di Modena, si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1975. Vive e lavora a Carpi. Negli ambiti di ricerca dell’arte contemporanea appartiene a quella specie non codificata di artisti che da sempre sviluppa la sua poetica evitando accuratamente l’appartenenza a correnti artistiche che ne richiudono l’operatività della ricerca all’interno di una circolarità di intenti definiti e limitati all’interrogazione dei suoi presupposti.
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Un lavoro trentennale, costantemente documentato in molteplici pubblicazioni, che hanno accompagnato importanti mostre nazionali, come: La sua Personale Alla Galleria Mazzocchi di Parma (1991), curata dal critico francese G. Georges Lemaire; L’invito al Castello della Volpaia, Radda in Chianti (1992), con la Galleria Betta Frigeri; Il Nibbio di Leonardo, a Carpi (1996), a cura di Demetrio Papparoni e Maurizio Sciaccaluga; Ascolta la Pianura, Carpi (1999), a cura di Pietro Bellasi e Daniele Londei.
Lugli
Un continuo confronto dialettico con critici, artisti e studiosi di altre discipline, all’interno delle politiche culturali della società, esperienze completate da prestigiosi esposizioni europee, come: L’Amore tra le rovine, zona industriale di Cibeno, Carpi (1988); La personale nel Palazzo della Cultura di Praga (1990), presentata in collaborazione con grandi aziende italiane come Mapei e Iris Ceramiche; Coniugazioni, Chiesa di S. Paolo, con la Provincia di Modena (2000) e a Etterburg, Weimer (2001); Arteinsegna, Modena (2004) e Catania (2005).
Lugli
Personali sfaccettate ricerche che lo hanno portato a sconfinare in un originale luogo di transito e relazioni fra tutti i linguaggi, simboli
e codici, fondati dalla storia in una strategica chiave di accesso e connessione fra mondi differenti per un innovativo dialogo tra sistemi. Arte ed estetica, tecnologia, produzione e scienze sociologiche in una regia di eventi che non si esauriscono con l’opera e nell’opera ma, perdurano e producono effetti nel sistema generale della società.
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Pietre luminose è un innovativo progetto di design industriale e arte contemporanea per illuminare, in modo nuovo, ogni tipo di ambiente naturale come parchi, giardini, piscine e luoghi urbani come centri storici, case, alberghi, fabbriche. Esso, inoltre, intende stabilire un inedito rapporto tra natura e tecnologie elevando le qualità estetiche e funzionali nella vita sociale.
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Per la prima volta, materie e forme naturali come pietre, rocce, marmi e graniti di ogni tipologia sono divenuti, attraverso un raffinato lavoro concettuale e tecnologico, originali corpi illuminanti per esterni ed interni, prodotti in serie e, contemporaneamente, pezzi unici ideati come sculture.
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Grazie ai complessi rapporti di scambio oltre i loro confini tra arte e industria, nella convinzione assoluta della loro possibilità di contaminazione: così sono nate queste inedite sculture luminose ibride, capaci di inglobare al loro interno i più diversificati elementi elettrici ed elettronici illuminanti di ultima generazione, mantenendo intatte le primordiali forme naturali delle pietre.
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Accese di notte, svolgono in modo originale le stesse funzioni dei corpi industriali di serie che troviamo in commercio: fari, lampade, neon, led. Spenti di giorno, integrandosi nel paesaggio circostante, lo arricchiscono con il fascino delle forme e dei materiali naturali che li costituiscono.
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La natura sposa l’arte e la produzione tecnologica industriale, un sogno incompiuto del Novecento che oggi si realizza cancellando i confini che le separavano, favorendo sviluppi imprevedibili.
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